Tratto dall'edizione numero 14 del 09/12/2022

Huracan rende le barche green

di Franco Vergnano

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La Huracan, creata da tecnici e manager del Moto GP, si è specializzata nei propulsori sostenibili e oggi rende ibride le imbarcazioni diesel.

di Franco Vergnano

Alla veneta Huracan electric power amano citare Charles Darwin:

Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella che si adatta meglio ai cambiamenti.

E così dalle classiche motociclette sono passati ai motori elettrici per bici, moto e fino alle barche, dal momento che a Venezia devono andare a bassa velocità per evitare di fare onde alte. Non solo: in Laguna sono nate le prime regole che vietano determinati canali e aree per la navigazione con motori a scoppio. Tra i protagonisti di questa rivoluzione verde c’è una squadra di imprenditori, tecnici e manager che hanno alle spalle pluriennali esperienze nelle motociclette della mitica Aprilia. Che trova una reminiscenza anche nel nome fin da subito: Huracan, nella cultura maya è infatti il signore dei fulmini e delle tempeste.

Oggi l’azienda veneziana – tra i pionieri del settore e una delle poche aziende italiane che realizza motori marini green – vanta un rilevante know how maturato su tutto l’ambito delle propulsioni elettriche:

Siamo in grado – dicono al quartier generale – di fornire una vasta gamma di prodotti e powertrain full Made in Italy, realizzati e testati con cura maniacale dal nostro staff.

Le conoscenze acquisite nell’ambito della propulsione elettrica dalla società, nata da una spinta ecologista per la laguna veneziana, l’hanno portata ad ampliare i propri orizzonti creando e commercializzando prodotti per la mobilità elettrica sostenibile a 360 gradi: è così che ci sono le divisioni Huracan cycle, dedicata alle e-bikes a pedalata assistita, e la Huracan racing rivolta a tutto il mondo e-motorcycle, competizioni comprese.

Ma è nel settore marino che c’è la punta di diamante, sia tecnica sia commerciale. L’offerta dei motori elettrici di alta gamma (con batterie e accessori, rigorosamente Made in Italy) viene completata dal Kit Falcon, un rivoluzionario sistema che rende ibride le imbarcazioni con motore diesel (attualmente Mercury e Hyundai): il kit si può installare nelle imbarcazioni senza stravolgere l’architettura del vano motore e la sua centralina elettronica gestisce i due motori in maniera automatica.

«Ci ripromettiamo – sottolineano in azienda – di essere al passo con le migliori tecnologie per salvaguardare l’ambiente, puntando su ricerca e innovazione. Per il momento Huracan è un punto di riferimento per la nautica minore e le imbarcazioni di piccola stazza, ma si sta pian piano distinguendo anche nelle nuove divisioni create».

Ma non basta. A Venezia vogliono a tutti i costi dire al mondo che il green e l’economicità, cioè i bilanci in regola (sia a livello aziendale sia macroeconomico per la comunità nel suo complesso), possono avanzare a braccetto: «i motori Huracan sono un investimento redditizio perché il pay-back finanziario è molto ridotto. In parole povere, il denaro che non viene speso per il carburante ammortizza rapidamente il costo iniziale, dopo di che si inizia a guadagnare».

Certo, come in tutte le start up, inizialmente il cash flow è negativo perché bisogna fare investimenti, ad esempio, nei brevetti: parecchi sono già stati registrati e altri sono attualmente nella pipeline, come si dice in gergo, della catena che si chiama innovazione continua.

Moro: la stessa passione che avevamo nel Moto GP

«Quest’anno dovremmo riuscire a chiudere il bilancio sopra i 600mila euro di fatturato» racconta con malcelato orgoglio Franco Moro che, dopo una vita passata a progettare motori per le Moto GP, si è convertito ai propulsori elettrici. Lui è infatti il “cuore tecnico” della start up insieme a Eros Scarpa (imprenditore veneziano innamorato della sua città) e Leandro Scomazzon, oggi Chief financial officer di Huracan dopo una lunga esperienza con incarichi di responsabilità all’Aprilia di Noale (Venezia), società oggi nell’orbita del gruppo Piaggio.

«Ci siamo formati nel mondo delle moto da corsa e la passione, che fa rima con innovazione, ci è rimasta nel Dna che abbiamo messo anche nella nuova azienda», racconta Moro, approdato a fine anni ‘80 nel team Aprilia, che proprio in quegli anni stava crescendo nelle competizioni del moto-mondiale. Lì ha scalato le gerarchie, passando negli anni dalla parte ricerca e sviluppo dei motori termici per le cilindrate 125 e 250 fino a responsabile motoristico del team. Anni in cui Moro è stato a stretto contatto con campioni come Max Biaggi, Valentino Rossi, Tetsuya Harada e Casey Stoner. Infine, dopo un po’ di titoli mondiali nelle due ruote, la ricerca di una nuova sfida: così nel 2012 ha creato Huracan.